
Immediatamente dopo il gruppo di testa, sfilano i vincitori dell'ultima edizione del Palio, seguiti dagli altri partecipanti. Al termine del corteo è posto il Carroccio, antico simbolo dei Liberi Comuni, che reca con sé il Sendallo raffigurante San Secondo a cavallo e le insegne del Comune di Asti. La committenza ogni anno è affidata ad un Maestro della pittura contemporanea di fama internazionale.
In passato, i fantini (chiamati all'epoca "paggi") partivano ciascuno dal proprio albergo o contrada della città, dalla Confraternita, Collegio od associazione per cui correvano. Di solito, erano accompagnati da altri uomini a cavallo (anch'essi con i medesimi colori) e dalla folla degli aderenti e simpatizzanti, al suono di trombe, tamburi e corni da caccia. Il punto di incontro era il cosiddetto "Pilone", un tempo deputato alla partenza della corsa "alla lunga".
Nel 1930, i borghi, rioni e comuni partecipanti adottarono l'uso di costumi del XVI secolo, in segno di omaggio e di gratitudine verso Emanuele Filiberto di Savoia che, come detto, provvide alla conferma e alla codificazione delle regole del Palio.
Dal secondo dopoguerra in poi, il corteo storico del Palio mette in scena ogni anno più di 1200 figuranti, attraverso la rappresentazione di episodi importanti della storia medievale della Città (XII-XV secolo), all'epoca in cui Asti splendeva per ricchezza e vitalità.

Il primo martedì di maggio, festa di San Secondo, con una solenne sfilata di tutti i partecipanti al Palio, avviene l'offerta dei due sendalli alla Collegiata presso la cappella di San Secondo.
Il giorno della corsa, al mattino, si svolgono le benedizioni dei cavalli e dei fantini che correranno per difendere i colori delle proprie parrocchie, con la rinomata formula di:
« Va' e torna vincitore! »
.
« Si corre il palio! Si corre il palio! Si corre il palio! »
I partecipanti sorteggiati di ogni batteria si allineano dietro il canapo (una grossa fune che delimita la linea di partenza). L'inizio della corsa viene sancito dal Mossiere, che decide a sua discrezione il miglior allineamento dei cavalli.
Una volta partiti, i cavalli devono percorrere tre giri di piazza. Il Palio viene vinto dal cavallo, con o senza fantino (scosso), che arriva per primo al "bandierino" del traguardo.
Attualmente, sono 21 i partecipanti ammessi ripartiti fra Rioni, Borghi cittadini e Comuni della provincia di Asti.

In epoca medievale, la corsa del Palio non prevedeva che due premi: il Palio, drappo di velluto o stoffa preziosa per il primo arrivato, ed un gallo vivo per il secondo, come ben documentato dai libri dei conti della tesoreria ducale. Se il primo premio ha un elevatissimo valore venale, il secondo ne è praticamente privo, e ha una funzione soprattutto simbolica e morale.
Nel corso del XVI secolo, i Premi subirono una radicale trasformazione, aumentando di numero e cristallizzandosi definitivamente nella loro attuale graduatoria almeno dai primissimi anni del XVII secolo.
-Il primo premio è il Palio o Sendallo, che per tradizione deve essere lungo 16 rasi astigiani.
-Il secondo premio, dal 1929, è una «Borsa con monete d'oro». Nel Palio antico però la Borsa era tutt'altra cosa. Si trattava infatti di uno scampolo dello stesso velluto impiegato nella confezione del Palio, arricchito da frange e galloni. Le sue dimensioni erano piuttosto variabili, ma non erano mai superiori ai 70 cm. La Borsa si presentava, in sostanza, come un quadrato di velluto di modeste dimensioni, ma dalla ricca decorazione e, mediante un pezzo di passamaneria, veniva appeso allo stendardo del Palio per tutto lo svolgersi della manifestazione. Simbolicamente, rappresentava un beffardo «assaggio» del primo premio che il secondo arrivato non aveva saputo conseguire. A partire dal XVI secolo, la Borsa divenne il secondo premio e, alla ripresa del Palio negli anni trenta, l'interpretazione del premio mutò, trasformando la Borsa in «Borsa di monete d'oro».
-Il terzo premio è un paio di «speroni», fanno la loro comparsa solo agli inizi del XVII secolo come premio per il terzo classificato. Erano di ferro, argentati o più spesso dorati. Gli speroni furono introdotti come terzo premio, come un invito ad utilizzarli in futuro per conseguire risultati migliori. Non va dimenticato che fino ai primi decenni del XIX secolo l'uso degli speroni era ammesso durante la Corsa del Palio, purché di forma e lunghezza compatibili con quanto prescritto dai Regolamenti della Corsa.
-Il quinto premio è una «coccarda» con i colori della città: bianco e rosso. Si tratta di una tradizione ormai istituzionalizzata, ma molto recente, affermatasi con l'esigenza di aumentare il numero dei premi a seguito dell'ampliarsi del numero dei cavalli schierati al canapo per disputare la Corsa finale.
-All'ultimo arrivato spetta «l'inchioda» o acciuga salata. È uno dei premi più caratteristici e sentiti del Palio di Asti. Deriva dal dialetto astigiano trecentesco anzoa, ed in seguito anchoa. Destinata all'ultimo classificato, è data in premio in segno di scherno e di disonore per lo sconfitto. L'inchioda si accompagnava, e si accompagna come premio all'insalata. Alcune volte comparivano anche le sigolle (cipolle), che, in alcune edizioni del passato, rappresentarono un altro amarissimo premio per il penultimo classificato, ma che di solito erano messe lì ad evocare in modo inequivocabile le lacrime dello sconfitto.

Suddivisione territoriale della città di Asti. Da Ovest verso Est :
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